DUETTANDO: “Poetesse del ferro”
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DUETTANDO: “Poetesse del ferro”

DUETTANDO: “Poetesse del ferro”

Ad osservare le opere realizzate da Duettando non si può che percepire la passione per il metallo, medium espressivo, freddo e duro, al quale Luisa Capannolo e Stefania Ferella infondono energia ed emozioni e sul quale modellano un’idea. Le artiste danzano in un passo a due con una materia di cui si dichiarano da sempre innamorate, perché come gli esseri umani anche i metalli invecchiano, diventano affascinanti nel tempo, con imperfezioni, colorazioni in evoluzione, ossidazioni.

La nuova serie di opere in mostra scaturisce dalla cultura artistica di Luisa e Stefania e dal substrato di tradizioni legate alla loro terra di origine. L’uso del ferro, del rame, dell’ottone modellati talvolta in associazione ad altri materiali, come il legno texturizzato o colorato, dimostrano la completa padronanza e segnano la produzione artistica di Duettando, evidenziando al contempo l’attaccamento iniziatico e la dedizione quasi sacrificale delle artiste al loro lavoro. I metalli sono plasmati a colpi di martello, cesellati, saldati, seguendo bozzetti realizzati primariamente, in un’azione tutta manuale che fa delle due artiste due sapienti artigiane, ruolo in cui Luisa e Stefania si riconoscono appieno e che, anzi, rivendicano come cifra distintiva della loro operatività. Due moderne operaie che si lasciano trasportare dall’ispirazione e dalla creatività e che intervengono con la fantasia a liberare dal materiale grezzo un oggetto tipico e unico che in tal modo si eleva al rango di oggetto artistico. “Poetesse del ferro”, in questa contemporaneità tecnologica trovano nella manualità la propria dimensione e un proprio alfabeto artistico. Duettando, entrano letteralmente nella materia con un agire poetico e intimo nonostante il pericolo che questo agire nasconde: la vera magia del loro lavoro è guardare un oggetto di metallo e sentire anche la sua massa, la materia di cui è composto, non solo il suo volume, ascoltare il rumore fragoroso che emette sotto i colpi sapienti, percepirlo con tutti i sensi. Ed è il metallo stesso, secondo le artiste, a denunciare attraverso il variare del fragore la sua definitiva trasformazione: mutato in un oggetto altro da sé, da questo momento si esprime attraverso un nuovo linguaggio, frutto di stratificazioni di esperienza, tanta conoscenza, tanta energia e visione. Tondini di ferro e polifonie di fili, battuti e piegati con la precisione che si conviene all’ambiente dal quale nascono in oggetti, sono ossidati o lucidati in modo da esaltare la qualità del manufatto finale, tradotto ulteriormente in espressione artistica.

Lingue di metallo dalle forme rotondeggianti, circolari, rastremate, sottili, esili, talvolta svettanti generano figure sensuali o calorosamente delicate, il cui andamento esteriore è preludio al significato interiore, sempre fresco, quasi lirico, comunque di immediata percezione. Si muovono in una dimensione circoscritta con un andamento sinuoso, non violento, che caratterizza lo spazio che le accoglie e che da esse viene attraversato. La scelta dei soggetti raffigurati è spesso focalizzata su elementi naturali ma ancor più sulla donna: le figure femminili rappresentate sono donne comuni che attraverso il materiale che le delinea esprimono tutta la forza posseduta anche nella vita reale. I ritratti sono frontali, di profilo, raffigurati in molteplici movenze, una scelta ben precisa che evidenzia un interesse precipuo alle potenzialità espressive del corpo, attraverso forma e movimento. I corpi si flettono, si allungano, si contraggono, combinando insieme forza, decorativismo, elasticità, grazia. I materiali sottili, levigati o rugosi, creano ombre, mentre i fili più spessi producono contorni marcati. L’intento è quello di disegnare linearmente nello spazio forme in grado di restituire l’impressione del fluire di un corpo in vita, di condurre anche lo spettatore a danzare con la materia.

 

Cristina Aglietti

Storica dell’arte